Gli Yogasutra di patanjali. Un punto di vista tra storia e modernità delle tecniche descritte negli otto rami dello Yoga Classico.

Gli Yogasutra di Patanjali sono considerati uno dei testi fondamentali dello Yoga Classico, un antico sistema filosofico e pratico nato in India millenni fa. Questi sutra, brevi aforismi che trattano degli insegnamenti dello yoga, sono stati scritti dal saggio Patanjali probabilmente nel II secolo a.C. e offrono una guida completa su come raggiungere lo stato di yoga, o unione con il divino. In questo articolo esploreremo la storia e il significato degli otto rami dello Yoga Classico descritti nei Yogasutra, nonché la modernità delle tecniche presentate da Patanjali e la loro rilevanza nella pratica contemporanea dello Yoga.

Gli otto rami dello Yoga Classico, come descritti da Patanjali, sono Yama, Niyama, Asana, Pranayama, Pratyahara, Dharana, Dhyana e Samadhi. Questi rami costituiscono un percorso graduale che porta alla realizzazione del Sé superiore e alla connessione con il divino. Ogni ramo ha il suo significato e la sua importanza nella pratica dello yoga, che non è solo un insieme di posture fisiche ma un sistema completo di trasformazione interiore.

Nonostante siano stati scritti millenni fa, gli Yogasutra di Patanjali conservano una straordinaria modernità nelle tecniche descritte. Le pratiche di meditazione, consapevolezza, controllo del respiro e concentrazione proposte da Patanjali sono ancora attuali e rilevanti per affrontare lo stress e l’ansia della vita moderna. Gli insegnamenti di Patanjali possono essere applicati con successo anche oggi, offrendo benessere e equilibrio a chiunque decida di seguirli.

Tra i numerosi sutra che compongono gli Yogasutra di Patanjali, tre in particolare parlano della pratica delle Asana, le posture fisiche dello Yoga. Questi sutra offrono preziose indicazioni su come praticare le Asana in modo corretto e consapevole, per ottenere benefici fisici, mentali e spirituali. Ecco la traduzione di questi tre sutra dal sanscrito:

Sutra 2.46: "Sthira sukham asanam" – "Una posizione stabile e piacevole è l’Asana"
Sutra 2.47: "Prayatna saithilya ananta samapattibhyam" – "La perfezione nella posizione si raggiunge rilasciando lo sforzo e fondendosi nell’infinito"
Sutra 2.48: "Tatah dvandva anabhighatah" – "Dalla pratica costante delle Asana, si ottiene la capacità di resistere agli opposti senza essere disturbati"

Evidentemente questi tre sutra vanno letti con gli occhi del praticante esperto considerando ogni affermazione nel contesto delle singole posizioni.

Nella società moderna, sempre più frenetica e stressante, la pratica dello Yoga assume un ruolo sempre più significativo per mantenere l’equilibrio e il benessere fisico e mentale. Gli insegnamenti di Patanjali ci ricordano l’importanza della disciplina, della consapevolezza e della meditazione per affrontare le sfide quotidiane e ritrovare la pace interiore. La pratica dello Yoga non è solo un’attività fisica, ma un percorso di crescita e trasformazione personale.

Gli Yogasutra di Patanjali sono un tesoro di saggezza antica che continua a illuminare e ispirare le pratiche dello Yoga contemporaneo. I suoi insegnamenti sul controllo della mente, la disciplina del corpo e la ricerca della verità interiore sono più attuali che mai e offrono una guida preziosa per chiunque desideri intraprendere un cammino di consapevolezza e autorealizzazione. Che si tratti di praticare le Asana, di meditare sul respiro o di coltivare la virtù, gli insegnamenti di Patanjali ci accompagnano lungo il sentiero dello Yoga, offrendoci strumenti per affrontare le sfide della vita moderna con equilibrio e serenità.

Vinyasa Yoga Metodo Modernyoga, il Manuale ufficiale appena uscito.

vinyasa manuale yoga rimini

Grazie all’Editore Visioner di Rimini è in uscita il manuale di Vinyasa Yoga Metodo Modernyoga. Moltissimi consigli e soprattutto il modo in cui apprendere (ed insegnare) il Vinyasa Yoga. Dati tecnici, storia ed aneddotti, oltre ad un ampio corollario tecnico sono i contenuti su cui si è concentrato l’autore: Simone Faedi, codificatore del metodo e insegnante di Vinyasa Flow ed Ashtanga Yoga oltre alle tecniche di Yoga più diffuse. Potete acquistare il testo direttamente dal sito dell’editore, oppure richiederlo direttamente nelle sale dove si pratica col Metodo Modernyoga.

Un Manuale pratico e teorico con quale avvicinarsi e comprendere la tecnica del Vinyasa Yoga moderno attraverso il Metodo Modernyoga.

COMPRENDERE IL VINYASA YOGA

– Come praticarlo e come proporlo col metodo Modernyoga

– Istruzioni tecniche sulle Asana

– Storia e filosofia del Vinyasa Yoga

– Costruzione delle sequenze di Asana

– Metodo di approccio e apprendimento

– Esempi e schede di pratica

codice ISBN978-88-947292-0-7

Il Vinyasa Yoga, come affrontare il flow, metodo modernyoga.

vinyasa manuale yoga rimini

Tratto dal Manuale di Simone Faedi – Vinyasa Yoga Metodo Modernyoga – Manuale di pratica.

Questo breve articolo ha lo scopo di fornire alcuni spunti ai praticanti di Yoga dinamico, nello specifico ciò che oggi va sotto il nome di Vinyasa Flow Yoga. Premetto che lo Yoga è sempre Yoga, in qualsiasi forma lo pratichiate e lo interiorizzate. Il Vinyasa è semplicemente una tecnica con cui si affronta la sconfinata famiglia di pratiche dell’Hatha Yoga, in relatà è più di una tecnica, ma per il discorso che andiamo ad afforntare in questo articolo limiteremo la visione appunto alla tecnica. Tecnicamente oggi traduciamo Vinyasa con il termine “azione in sincronia col respiro”, pur essendo una traduzione molto limitata di ciò che si intende per Vinyasa, può essere sufficiente a capirne l’approccio nello Yoga del movemento del corpo. Quindi il Vinyasa impone una respirazione profonda in sincronia con il flusso delle asana (posizioni) che possono essere più o meno sfidanti per il corpo. Già questa implicazione risulta estremamente complessa quando applicata alla pratica, eppure è la base per comprendere davvero cosa sia un “rituale” di Vinyasa come lo intendeva Krishnamacharia. Utilizzeremo degli estratti del manuale di pratica di ModernYoga Vinyasa redatto da Simone Faedi.

<Da ModernYoga Vinyasa Manuale di pratica>

Vinyāsa (/vɪnˈjɑːsə/ vi-NYAAH-sa;Sanskrit: विन्यास)

Il termine vinyāsa può essere diviso in due radici sanscrite per individuarne il significato. Nyasa significa “mettere/sistemare” e vi significa “in maniera particolare/precisa/speciale”.  Come molte parole sanscrite, vinyāsa è un termine che può avere molti significati.

(tradotto liberamente da Wikipedia)

Questo “sistemarsi in maniera speciale” è anche l’inserire sezioni dinamiche all’interno delle sequenze di asana (posture statiche) o anche Pranayama (sistemi di respirazione) . Al di là della definizione letterale col temine Vinyasa oggi vengono indicate diverse cose:

  1. Il movimento legato al respiro;
  2. Sequenze di movimenti (col respiro) che uniscono posture (asana). Ad esempio nella pratica dell’Ashtanga Vinyasa Yoga di Pattabhi Jois nelle posture tenute a terra, terminato lo stazionamento di 5 respiri in una data asana, è tipico fare un cosiddetto Vinyasa cioè: (samastitihi) salto indietro, piegamento, cane faccia in su, cane faccia in giu, salto in avanti, (samastitihi);
  3. Il conteggio di ogni inspiro ed espiro per raggiungere una postura specifica nell’Ashtanga Yoga ed in generali negli stili da esso derivanti;
  4. Stili di Yoga che prevedono sequenze in movimento.

Un tipico esempio dell’uso del Vinyasa (movimento e respiro coordinato) è quello che possiamo trovare nel Surya Namaskara (il saluto al sole) dove nel modo usato nell’Ashtanga Vinyasa Yoga (saluto al sole A o B), le posture o i gesti di passaggio hanno la durata di un inspiro o espiro, con la presenza di salti, oltre ad un’Asana invece che viene mantenuta per più respiri (il saluto al sole comunque con piccole differenze viene proposto anche nell’Hatha tradizionale con la medesima logica del Vinyasa).  Si tenga presente comunque che il saluto al sole coordinato dal Vinyasa ha radice Tibetana, molto prima della codifica dell’Ashtanga Yoga.

Per capire veramente cosa il Vinyasa rappresenta, la fonte più autorevole cui attingere per noi occidentali è senza dubbio il Maestro Krishnamacharya, forse il più importante Maestro per la comprensione dello Yoga contemporaneo (Maestro di Pattabhi Jois, il creatore dell’Ashtanga Yoga e di B. K. S. Iyengar ). I contributi in questo senso sono molteplici e ne accenneremo nella parte storica, per ciò che riguarda la tradizione del Vinyasa proviene senza dubbio dallo Yoga Tibetano/Kashmiro di matrice Tantrica, dove il movimento associato al respiro è alla base di molte pratiche (si vedano i 5 Riti Tibetani o quello che viene definito Yantra Yoga).

L’idea di Krishanamacharia del Vinyasa era diversa da quella che oggi è consueta in occidente, non che quella occidentale sia errata nella sostanza, ma al momento attuale tende ad incorporare solo il movimento ed il corpo fisico, mentre quella originaria aveva un contesto molto più articolato perpetuando l’applicazione degli otto rami degli Yoga Sutra di Patanjali[1].


[1] Yoga Sutra di Patanjali” è una raccolta di versi scritti tra il II A.C. e il IV D.C. che sono la base dello Yoga Classico come oggi lo intendiamo, suddiviso in 8 rami (ashtu-anga): comportamenti verso sé stessi e gli altri, posture, respirazione, ritiro dei sensi e tre stati interiori chiamati concentrazione, meditazione ed enstasi.


Il Vinyasa come consapevolezza in movimento, l’approccio al metodo M.Y.V.

Alla domanda quale sia la maniera corretta di afforntare le asana o una sequenza durante la pratica spesso si sente parlare di allineamenti, attivazione dei bandha[2], progressione e coerenza della funzionalità delle posizioni. Tutte cose assolutamente  corrette, tuttavia a volte si dimentica il passaggio fondamentale dell’approccio allo Yoga e alle cose della vita in genere: la consapevolezza, l’intenzione con cui si svolge un compito.

L’intenzione consapevole contraddistingue l’atto dello Yogin da quello comune, cioè, un atto compiuto con la conoscenza delle implicazioni energetiche, morali, funzionali/fisiche, possiede un potere enorme. In conseguenza di questa affermazione risulta evidente che l’efficacia non dipende tanto dal cosa si fa, ma il come agisce la nostra consapevolezza in quel gesto a prescindere dalla natura tecnico pratica del gesto stesso.


[2] Bandha letteralmente significa chiusura in sanscrito, sono dei punti del corpo fisico corrispondenti a chakra, di solito il primo, il terzo ed il quinto, nei quali, attraverso la pressione muscolare si produce una depressione/chiusura che ha lo scopo di non fare fuoriuscire l’energia contenuta in quel punto verso l’esterno.


Così possiamo applicare questa formula alla posizione fisica dell’asana, non conta quanto estrema, acrobatica o “semplice” sia la nostra asana, o quanto la nostra apnea sia polungata o corta, conta l’approccio mentale ed intenzionale del praticante a quella data azione. L’azione dello Yogin è mirata al miglioramento personale, al benessere fisico e mentale, alla liberazione. Se lo Yogin approcciasse la sua azione allo scopo di avere la “tartaruga addominale” o il “gluteo scolpito” non farebbe niente di male, ma oltre ad essere fuori dalla logica dello Yoga, depotenzierebbe immensamente la sua azione, operando nell’incosapevolezza.

Non siamo nè bravi, nè  scarsi, siamo e basta.

Questo approccio nel concreto della pratica delle asana, si traduce in efficacia dell’azione sul proprio corpo e soprattutto nell’evitamento di traumi e dolori per avere “tirato” troppo l’asana, oppure non ricevere nessun benificio dalla pratica perché convinti di non riuscire a fare la posizione “come dovremmo farla” e quindi rinunciado all’azione. La stragrande maggioranza dei danni fisici provocati dalla pratica sono correlati proprio a questo atteggiamento purtroppo. La prima regola per ogni praticante e insegnante è il rispetto delle prerogative di ognuno e il preservare i corpi dai danni di una ricerca morbosa dell’asana “perfetta” nella performance, atteggiamento assolutamente fuori dallo Yoga.


Dunque è necessaria pazienza, costanza ed ascolto del prorpio corpo, alla ricerca di silenziare la mente in tutti i suoi input ingannevoli come il velo di maya nella nostra realtà. Non ce la faccio, non sono al livello della classe, dovrei praticare tutti i giorni altrimenti non sono bravo, sono tutti atti ingannevoli della nostra mente, solo l’ascolto silenzioso del nostro corpo e la guida ferrea e produttiva della nostra mente (buddi) ci porterà ad una corretta azione nella nostra pratica quotidiana di asana, ma soprattutto nella vita.

Simone Faedi

Classe on Line in diretta da Mysore.

Sul nostro gruppo di pratica on Line sabato 26 Settembre si svolgerà una classe on Line col Maestro indiano Praveen Somu, un eclettico insegnante di Hatha Yoga e Ashtanga vinyasa Yoga. Praveen svolgerà una classe dedicata all’Hatha Yoga in diretta con tecniche ed approfondimenti. L’evento è compreso nell’abbinamento standard del gruppo “lezioni in stream modernyoga”.

yoga on line, lezioni in streaming live di vinyasa, ashtanga e yinyoga da modernyoga

Dal 15 di Marzo modernyoga è attiva sul suo gruppo Facebook: lezioni in stream modernyoga.it. Richiedendo l’ingresso al gruppo avrete a disposizione oltre a 2 dirette giornaliere la mattina e la sera, molto materiale già presente per le pratiche di tutti i livelli, basso impatto, medio o alto impatto di vinyasa o ashtanga yoga, anche con inserimenti di YinYoga. Sono presenti anche spiegazioni tecniche, pranayama e altro materiale culturale. E’ necessario iscriversi alla modernyoga, per cui ll’atto della richiesta di accesso al gruppo avrete tutte le informazioni necessarie. Vi aspettiamo col nostro gruppo di insegnanti.

Yoga pratico, per superare i tuoi limiti devi prima conoscerli.

Capita spesso di sentire nelle classi di Yoga, o più in generale nella vita, la frase: “voglio superare i miei limiti”, sembra diventato il vero mantra del XXI secolo, una continua rincorsa al “super”. Partiamo da un presupposto, spesso sono i nostri limiti ad identificare la nostra natura, infatti sono proprio i “limiti” a definire i nostri parametri esistenziali. Una vita senza limiti, sarebbe immortale e immorale, quindi filosoficamente e praticamente, non sarebbe una vita, essendo immortale, ma apparte questo assunto su cui bisognerebbe aprire un capitolo apparte, basta rimanere sulle cose semplici che tutti i giorni facciamo. Molto spesso pensiamo che il nostro limite sia superare una data barriera di tempo, di peso sollevato, di secondi stati in apnea, eppure stiamo facendo una cosa che ci piace, ci da gusto, ci sembra ci rappresenti. E’ evidente che facendo una cosa che è nella nostra comfort zone non stiamo superando nessun limite, eppure, siamo convinti di farlo. L’indulgere nelle cose che ci piacciono e portarle al parossismo Carlos Castaneda ci direbbe che è un atteggiamento morboso che non aggiunge niente al nostro percorso iniziatico, anzi, lo blocca. Nello Yoga si dice che attraverso la pratica costante (di tutto lo Yoga, non solo delle asana) si raggiungono dei “poteri”, siddi, come l’ubicuità  o l’invisibilità ad esempio, tuttavia gli yogin sono esortati a non indulgere in questi “poteri”, perchè semplicemente conseguenze dell’evoluzione dello Yogin che comunque mira alla liberazione, non certo ai poteri. Indulgere in questi siddi, quindi ci blocca, anche se camminassimo sulle acque, non avremmo raggiunto nulla di significativo per il nostro percorso esistenziale. Molto spesso anche incosapevolmente cadiamo in questo circolo vizioso di insistere, forzare (un’asana, una meditazione, un rapporto personale), convinti di superare un limite, mentre invece stiamo solo alimentando il limite stesso. Mi vengono in mente allievi che nelle classi di Yoga spingono le asana “sfidanti”  perchè magari particolarmente atletici, convinti di superare chissà quale limite, poi messi in shavasana (la posizione stesa a terra del cadavere) non riescno a stare immobili per più di 30 secondi, ovviamente non riconoscono un limite nel fatto di non riuscire a stare immobili e concentrati, perchè fissati sulla performance, il loro autentico limite. Spiegare a se stessi che il superare i propri limiti è mettersi in discussione e non indulgere in ciò che ci viene bene, è la vera sfida di qualsiasi percorso iniziatico, quale lo Yoga può essere. Se toccare qualcuno che non conosciamo ci mette a disagio, quella è una sfida da superare, anche semplicemente abbracciare uno sconosciuto può essere superare un limite, non fare meglio ciò che già si fa bene, o che sentiamo come “nostro”. Quando una cosa ci riesce, dovremmo andare verso la comprensione di ciò che ci manca, che ci completa, non indulgere in quel loop creato dal merito che noi stessi o l’ambiente intorno a noi ci ha dato. Ognuno di noi può essere qualsiasi cosa, basta non confondere ciò che siamo con ciò che facciamo.

Yoga applicato: lavorare sul senso di inadeguatezza

Capita spesso nelle pratiche di Yoga dinamico come Ashtanga o Vinyasa Yoga che gli allievi arrivino le prime volte e vedendo magari altri praticanti “più bravi” (se questo termine può avere un significato nello Yoga) cominciano a dire: ma non è che la classe sia troppo avanzata? Non sarebbe meglio che stessi in una classe del mio livello? Ma perchè maestro non fa delle classi propedeutiche in modo che quelli come me possano imparare “la base”… e via così. Ovviamente agli allievi che iniziano si presta una maggiore attenzione e si cerca di dargli istruzioni aggiuntive (dopo in questo caso scatta la sensazioni degli allievi più anziani del… non si occupa più di me come una volta, ma questa è un’altra storia ;-), ma lo yoga è un percorso in divenire, dove parlando di asana (in questo caso mi sto concentrando sul cosa accade nelle classi di ashtanga e vinyasa) si comincia a fare yoga proprio nel momento in cui si accetta la propria postura in base a come il nostro corpo può riconoscerla. Ci sono scuole ortodosse che ritengono che se “non chiudi” l’asana non puoi accedere a quelle ritenute successive (accade per l’ashtanga Yoga che è praticato su sequenza codificate). Chiudere l’asana già è un concetto estraneo al rispetto del proprio corpo, si dovrebbe dire, chiuderla per come il tuo corpo ti permette, esistendo tantissime versioni diverse della stessa asana che permette i benefici della stessa senza la necessità di raggiungere le forme più estreme. Chiaramente il nostro ego si esalta quando chiudiamo la versione più “estrema”, proprio per questo è necessario non solo accettare come l’asana viene vissuta dal nostro corpo, ma anche come viene vissuta dal corpo degli altri. visto in questa prospettiva è evidente che i livelli e le classi distinte hanno poco senso nello Yoga (cosa diversa se facessimo ginnastica artistica, danza, pesistica, dove è evidente che la performance obbliga ad avere dei liveli). Trasformare quindi una pratica di Yoga, come ad esempio l’Ashtanga, ma potrebbero essercene varie altre, in una sorta di performance dove ci vengono assegnate le “cinture” tipo arte marziale (tipo sono cintura nera se chiudo la tot serie) sinceramente lo trovo personalmente fuori luogo. Purtroppo nel migliore dei casi ci sono scuole che ritengono di dover creare i livelli col maestro/guru che elargisce e dispensa le asana per motivi di non si sa quale discendenza, mentre nel peggiore dei casi, questo diventa un metodo per far fare a vita le stesse cose agli allievi così da fidelizzarli sfruttando il loro senso di inadeguatezza e fornendo una mirabile scusa a loro stessi per non sperimentare e migliorare (soprattutto dentro, non tanto nell’asana). Questo creare livelli, meriti, pratiche avanzate, ovviamente sulle persone già rigide mentalmente crea un terreno perfetto per farle entrare nella loro zona di comfort perfetta, gli si da il percorso, gli si dice quali sono i muri da superare, li si gratifica quando il guru/maestro gli offre la possibilità di avanzare (sotto lo sguardo invidioso degli altri che invece ancora anelano a provare l’esperienza di quella o l’altra asana) portandole ad essere ancora più rigide, facendogli credere di fare chissà quale percorso iniziatico. Il lavoro sul senso di inadeguatezza sul quale si fonda la nostra società e la paura del domani dovrebbe partire da chi insegna ogni giorno, dando strumenti per rilassare le persone sul “risultato” non rendendole schiave delle loro rigidità e offrendogli la maniera di sperimentare e conoscere le cose meravigliose ed inattese che la loro mente, il loro spirito, il loro corpo e il mondo che li circonda può fare senza che loro ne abbiano ancora coscienza.

Yoga Rimini, Riccione, Santarcangelo, San Giovanni in Persiceto, San Marino, Cervia, Rovigo. Siamo partiti!

Anche quest anno modernyoga.it si presenta all’inizio della stagione con molte iniziative in vari luoghi, sempre allo scopo di portare un messaggio di benessere e libertà nella pratica dello Yoga. Lo Yoga per noi è divertimento, ricerca, sperimentazione del proprio corpo e della propria mente, liberi, persino dalla nostra zona di comfort. Oltre alle classi settimanali nelle città di: Rimini, Riccione, San Marino, Santarcangelo, Bologna-San Giovanni in Persiceto, Cervia, Rovigo-Porto Viro; Modernyoga.it ha comicniato la formazione di insegnanti di Yoga con certificazione CSEN e Yoga Alliance attraverso il marchio Flow, e con ‘inizio di Settembre l’iniziativa in cui è coinvolto il fondatore Simone Faedi “Danza e Yoga” dedicato a tutti i danzatori con un workshop di 2 giorni in collaborazione con la Maestra Miriam Cassanelli. A San Giovanni in Persiceto (Bologna), presso la Dancemovementballet.it è stato attivato il corso settimanale di Ashtanga Yoga il mercoledì e venerdì e Vinyasa Flow il Venerdì. La stagione prevede vari appuntamenti e Workshop sui quali vi consigliamo di restare sintonizzati. Entrano a fare parte dei centri dove potete trovare insegnanti di Modernyoga.it la Palestra Wellness di Rimini e la Palestra Golden di Cervia, new entry della stagione dove praticare Vinyasa Yoga col nostro standard. Questa la programmazione settimanale.

Centri ModernYoga

Rimini – Riccione – Bologna

Rimini nord – San Vito/Santarcangelo (dal 17 Settembre)
Via San Vito, 1729

Lunedì

ore 19.00 – 20.30 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Mercoledì

ore 19.00 – 20.30 Ashtanga Yoga prima serie gudata M. Luca Bersani/Simone Faedi

Rimini
(Centro Sociale Grotta Rossa) Via della Lontra 40

Martedì

ore 20.00 – 21.30 Ashtanga Yoga prima o seconda serie gudata M. Simone Faedi

Giovedì

ore 20.00 – 21.30 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Venerdì

ore 18.30 – 20.00 Ashtanga Yoga  M. Luca Bersani

(Palestra Wellness) via Dario Campana 3

Sabato

ore 10.00 – 11.30 Vinyasa Yoga o Ashtanga Yoga  M. Luca Bersani

Bologna – San Giovanni in Persiceto
(DM Ballet) Via Torricelli 1/A

Mercoledì

ore 20.00 – 21.00 Ashtanga Yoga prima serie guidata M. Simone Faedi

Venerdì

ore 17.30 – 18.45 Vinyasa Yoga  multilivello M. Simone Faedi

ore 18.45 – 20.00 Ashtanga Yoga prima serie Full M. Simone Faedi

Centri Affiliati

Rimini – Riccione – San Marino – Cervia

San Marino
(Palestra Energia) Strada Bulumina 6, San Marino

Lunedì

ore 7.45 – 9.00 Ashtanga Yoga prima  serie gudata M. Simone Faedi/Luca Bersani

Martedì

ore 16.45 – 17.45 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Giovedì

ore 7.45 – 9.00 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

ore 16.45 – 17.45 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Rimini
(Palestra Wellness) via Dario Campana 3

Martedì

ore 18.30 – 19.30 Vinyasa Yoga multilivello o Ashtanga Yoga M. Luca Bersani

Giovedì

ore 18.30 – 19.30 Vinyasa Yoga multilivello o Ashtanga Yoga M. Luca Bersani

Riccione
(Palestra Blue Line) via San Gimignano 30

Lunedì

ore 8.30 – 9.30 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi/Luca Bersani

Martedì

ore 18.30 – 19.30 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Mercoledì

ore 8.30 – 9.30 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Giovedì

ore 18.30 – 19.30 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Cervia (Ravenna)
(Palestra Golden) via Levico 41

Martedì

ore 8.15 – 9.15 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

Venerdì

ore 8.30 – 9.30 Vinyasa Yoga multilivello M. Simone Faedi

 

info

yoga@modernyoga.it

tel. 3484088442

(le pratiche di Yoga segnalate sono gestite da insegnanti certificati RYT 200 Yoga alliance e formati nello stile Vinyasa Flow col ModernYoga training).