Yoga e Sciamanesimo: l’esperienza di morte e rinascita nel rituale della Capanna del sudore.

Forse vi sarete chiesti perchè parlare di sciamanesimo in un blog dedicato allo yoga, argomento abbastanza complesso che con questo breve articolo non ho la pretesa di esaurire, ma almeno di incuriosire si.
Mi chiamo Luca e sono uno Psicologo e Psicoterapeuta, oltre che appassionato praticante ed insegnante di Ashtanga yoga e, mi avvicino alla cultura, filosofia e alle pratiche rituali dei Nativi del Nord America più di 15 anni fà. Nell’estate del 2004 mi reco per la prima volta negli Stati Uniti d’America per partecipare ad alcuni dei più importanti rituali dei Lakota, uno fra i numerosi gruppi tribali del continente Nord Americano ancora sopravvissuti nonostante il genocidio subito  avvenuto nei secoli scorsi. Da quella prima estate inizia il mio apprendistato nel campo dello “Sciamanesimo” durante il quale apprenderò dagli Uomini tradizionali detentori di un sapere che si tramanda da secoli a condurre l’Inipi, termine Lakota tradotta non letteralmente in Italiano con “Capanna del sudore”.

La cerimonia dell’ Inipi, o capanna del sudore è una profonda esperienza di purificazione fisica, spesso emotiva e che ci aiuta a riconnetterci con una dimensione dell’essere che normalmente rimane assopita dentro l’uomo occidentale moderno, abituato al tram tram della vita quotidiana all’interno delle città. Una dimensione di profonda connessione con il fluire della propria energia, e  di comunicazione con le forze della natura quali il fuoco, le pietre, la terra l’acqua il vento, per citarne alcune.
Ogni mese, in ogni stagione dell’anno ci ritroviamo nei pressi di Rimini , a San Lorenzo in Correggiano in un piccolo pezzo di verde privato a fare Inipi.
Arriviamo e prepariamo innanzitutto il fuoco, nel quale riscalderemo delle pietre appositamente adatte e selezionate per l’occasione, puliremo e sistemeremo lo spazio ricoprendo la struttura dell’Inipi che è composta da arbusti di salice ripiegati su stessi fino a formare una mezza sfera all’interno della quale porteremo le pietre calde, che sono i nostri antenati, e poi noi stessi.
Si avete capito bene, dopo aver ricoperto la capanna con appositi teli in modo che dentro sia completamente buio, proprio come in un grembo , porteremo i nostri antenati, le pietre calde e poi, con un sentimento di reverenza, rispetto e di umiltà entreremo noi, con pochi vestiti, sedendoci in cerchio attorno alle pietre, pronti per lasciare andare tensioni, stress, paure e negatività attraverso il sudore, la condivisione e i canti nativi al ritmo del sacro tamburo, proprio come i nativi tradizionali fanno da secoli.
L’inipi infatti è una cerimonia di purificazione, di preghiera se vuoi,di morte e ri-nascita, di profonda trasformazione e psico-fisica  e di ri-connessione con la propria sacra e individuale dimensione spirituale . Ci serve per riaprirci al nostro sentire, anche se a volte anzi spesso questo richiede un’intento, un desiderio e un po’ di buona volontà. E una sfida con la parte di noi che si oppone al cambiamento e che spesso prende il sopravvento, in un luogo sacro e protetto nel quale potersi sentire bambini di fronte all’immenso creato che sta all’interno e fuori di noi, per riconoscere ciò che siamo creando uno spazio interiore, liberando delle energie, dando qualcosa e quindi ricevendo in cambio ciò di cui abbiamo bisogno per proseguire le nostre vite al meglio.
Di solito si stà all’interno dell’inipi per un paio di ore ma non spaventatevi, la cerimonia è scandita da 4 tempi durante i quali si apre la porta per rinfrescare l’ambiente, a volte si può uscire, a volte, ma superate le resistenze iniziali diventa presto un luogo magico, intimo, nel quale le dimensioni dello spazio e del tempo si dilatano , nel quale sentirsi a casa.
Alla fine dell’esperienza ci si sentirà rigenerati, con nuova forza vitale e con una percezione di se stessi molto diversa e appagante.

Mi è sempre piaciuto prendere le parole e cercare di comprenderne il significato scomponendole, e con il Lakota è fantastico perchè , come anche il latino, il sanscrito e altre lingue, specialmente quelle antiche, scomponendone le parole si può risalire ad un mondo di significati interconnessi fra loro che possono aiutarci a comprendere molto di quella cultura. Prendiamo la parola Inipi, dove “ni” significa energia vitale, spirito o anima, ed è contenuto anche nella parola “woniya” che significa respiro. Quando nasciamo facciamo il nostro primo “woniya”, o respiro e con esso prendiamo il nostro spirito, la nostra “ni”, che è connesso nella cultura Lakota alla nostra energia vitale. la “I” sta ad indicare la sorgente di questa energia vitale che in questo caso si trova all’interno del rituale, per cui entriamo dentro l’inipi per respirare, purificandoci sudando, ricaricandoci di energia vitale lasciando andare, facendo morire tutto ciò che ci appesantisce.  “Pi” è il sostantivo che indica il plurale per cui “facciamo Inipi”, facciamo un bagno di sudore!

Quali sono le connessioni con la pratica dello yoga che proponiamo noi, e in particolare con lo yoga dinamico quale l’Ashtanga vinyasa , il Power yoga e il Vinyasa flow? Tantissime. Inanzitutto l’attenzione al respiro; di fatti durante la pratica yoga concetriamo la nostra attenzione sul respiro, in particolare su di un tipo particolare di respiro, l’udjjayi, che significa il respiro del vincitore. Questo ci serve per entrare nel momento presente sgomberando la mente dai pensieri , portandoci alla percezione del fluire della nostra energia attraverso il coordinamento del respiro con il movimento. La prima regola dentro l’Inipi è respira.
Il calore. Attraverso la pratica yogica sviluppiamo calore all’interno del nostro corpo, il quale permette una intensa sudorazione che, coadiuvata dalle asana o posizioni ha un’effetto di purificazione del corpo, della mente e degli organi interni. Il calore che viene dalle pietre e che genera il vapore al contatto con l’acqua che viene versata su di esse all’interno dell’inipi serve per aprire i pori della pelle, affinchè il sudore porti con sé fuori dal corpo le tossine.
Il ritmo. La pratica ha un suo ritmo, una sua cadenza, e i recenti studi di psicologia rilevano nel nostro cervello un’area neurologica deputata al senso del ritmo il quale ha una grandissima importanza nello sviluppo psicologico dell’essere umano fin dall’infanzia, il cui ripristino è fondamentale per riequilibrare gli effetti dei traumi più o meno grossi, degli stress che ci allontanano dalla percezione della continuità della nostra esperienza soggettiva, e dalla percezione della nostra interezza. Questo i Nativi lo avevano compreso da secoli, difatti il tamburo e i canti che vengono utilizzati nel rituale hanno questa funzione. Deduco che anche gli yogi dell’India nello strutturare queste pratiche yogiche avessero compreso l’importanza di questi concetti per il ristabilimento e il mantenimento del proprio equilibrio e benessere psico-fisico.
A questo punto se questo breve articolo vi ha acceso una lampadina non vi resta che provare l’inipi, o una delle meravigliose pratiche che facciamo, o magari entrambe, 99% pratica e 1% teoria come diceva il padre dell’Ashtanga yoga Patthabhi Jois!

Un caro saluto a tutti!